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Padri in Pena: la Fondazione nel carcere di Trani (BT)

Padri in Pena: la Fondazione nel carcere di Trani (BT)

L'Associazione di promozione sociale Social Project nasce circa due anni fa a San Giorgio a Cremano (NA) con l'intento di promuovere la valorizzazione del pensiero e delle capacità di persone in situazioni di svantaggio e sostenere lo sviluppo personale e professionale dei giovani, in particolare, e degli adulti attraverso un intervento pedagogico.
Attraverso la progettazione di attività mirate, è impegnata nella sensibilizzazione della comunità circa tematiche quali educazione alla cittadinanza attiva, alla salute psicofisica di persone in età evolutiva, disagio socioculturale, legalità e parità di genere.
Una particolare attenzione è riservata a progetti e attività di prevenzione ed intervento sulla devianza, sia essa dei minori, degli adulti o delle famiglie.

La Presidente dell'Associazione Simona D'Agostino, pedagogista e criminologa, ha ideato e curato il progetto "Padri in Pena" rivolto ai padri detenuti degli Istituti penitenziari di Secondigliano (NA) e Trani (BT).
Si tratta di un progetto di sostegno alla genitorialità, che si pone l’obiettivo di tutelare il mantenimento della relazione figlio-genitore durante la detenzione, e al tempo stesso di rafforzare la responsabilità genitoriale dei detenuti, specialmente nei confronti dei figli minori.
Al dolore della separazione e delle limitazioni dello spazio di incontro, si unisce spesso il rischio di fratture insanabili causate anche dall’artificialità del contesto e delle regole del sistema penitenziario. Con la carcerazione si perdono gli abituali ruoli sociali e familiari, l'intimità e la quotidianità delle relazioni, e questo si riflette in modo particolare nei rapporti fra genitore e figli che, soprattutto se piccoli, possono vivere in maniera traumatica anche la visita in Istituto.

Padri in Pena
nasce dalla volontà di replicare gli straordinari risultati già ottenuti presso l’Istituto di pena di Bellizzi Irpino (AV) concluso a fine febbraio 2021 e finanziato da fondi stanziati dall’Autorità Garante per i diritti dei detenuti della Regione Campania.
Il percorso dura 3 mesi, coinvolge classi di 15 padri per ciascun gruppo di lavoro e si pone come obiettivo primario quello di garantire un sostegno concreto sul piano pedagogico e psicologico, in particolr modo attraverso la scrittura autobiografica
Il momento in cui ci si riaffaccia sul territorio è sempre molto atteso ma anche temuto dalla persona detenuta, perché significa fare i conti con un mondo che in sua assenza è andato avanti. Permettere ai Padri in Pena di cambiare ed evolvere, sopratttuo in termini di consapevolezza, all’interno delle proprie relazioni familiari consente loro di rientrare più serenamente, una volta scontata la pena, in un nucleo che durante il periodo della carcerazione è cambiato.
L'approccio autobiografico tende ad incoraggiare e sostenere il sentimento di autostima che è alla base della capacità proattiva di ridisegnare la propria storia di vita, sia in termini di ricomprensione di quella precedente, sia in termini di riformulazione progettuale.
Alla fine del percorso sarà previsto un momento di incontro in cui, coloro che lo vorranno, potranno leggere/raccontare la propria esperienza di vita.

Il progetto è stato traghettato a metà Maggio 2021 nell'Istituto penitenziario di Trani (BT) soprattutto grazie al Direttore Altomare, al Comandante Paccione, alla Fondazione Vincenzo Casillo e alla Senatrice Angela Anna Bruna Piarulli che ha accolto con entusiasmo il progetto sia per l'esperienza pregressa come Direttore del carcere di Trani, sia per il mandato politico che oggi ricopre in qualità di Senatore della Repubblica e di Presidente della Commissione di Inchiesta sui fatti accaduti presso la Comunità "Il Forteto", dove si parla di minori svantaggiati allontanati dalle famiglie di origine.
"I padri detenuti rappresentano una categoria di genitorialità a rischio proprio per lo stato di limitazione della libertà che comporta l'assenza di contiguità fisica spazio-temporale, tanto da rendere complessa e difficoltosa la relazione tra il padre detenuto ed il figlio. Da un lato c'è l'auto-percezione del padre detenuto di non essere capace di svolgere il ruolo paterno, dall'altro c'è la percezione esterna della sua inidoneità: al centro il bambino vittima innocente di questo cortocircuito. Nell'ambito delle finalità costituzionali della pena è necessario responsabilizzare il padre che dovrà diventare presenza costante nelle scelte della famiglia, migliorando le modalità comunicative e di approccio. Occorre avviare questo processo di ricostruzione dei rapporti, in modo che il padre comprenda le conseguenze del fatto criminoso commesso con riferimento ai figli ed i figli riescano a superare questa situazione di distacco traumatico dal genitore. 
La presenza di operatori esterni che abbiano competenze e professionalità, come nel progetto in questione, potranno accompagnare i bambini e i padri in questa esperienza così complessa", ha dichiarato la Senatrice.

La Fondazione Vincenzo Casillo ha scelto di sostenere il progetto Padri in Pena con l'auspicio di poter migliorare il tessuto sociale del territoio, ma soprattuto in virtù della salvaguardia dei diritti dei bambini a mantenere il legame con il proprio genitore, consapevole del fatto che questo sia un aspetto determinante e imprescindibile nel loro percorso di formazione ed educazione. 

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