Reportage

I nostri Incontri Che Fanno Bene: un viaggio dentro le storie

di Marilù Ardillo
I nostri Incontri Che Fanno Bene: un viaggio dentro le storie

Sono trascorsi quattro mesi dall’inizio della pandemia da Covid-19. Quattro mesi da quando abbiamo dovuto imparare un modo del tutto inatteso di stare in relazione con il mondo.
Abbiamo fatto i conti con le mancanze, ma abbiamo scoperto anche nuove presenze. Siamo stati costretti a spazi fisici assai ridotti che hanno spalancato spazi interiori assai vasti.
Abbiamo ascoltato, letto, osservato, taciuto e certamente anche sofferto.

In questa dimensione come intorpidita, la Fondazione Vincenzo Casillo ha cercato il suo spazio di azione e di intenzione e ha compiuto il suo tentativo di presenza. Dal tempo della gentilezza a sostegno della Croce Rossa di Bari alla gestione dell’emergenza alimentare con le Associazioni del territorio, dalla partecipazione alla campagna di solidarietà per gli Ospedali di Bari e Foggia alla donazione a favore della Sanità Pugliese.
Da una parte ci siamo adoperati per un sostegno concreto e immediato, indispensabile per fronteggiare una situazione di emergenza. Dall’altra, ci siamo preoccupati di non perdere il contatto: con le persone, con l’emozione e con la bellezza.
Ci siamo inventati una convivialità che ci consentisse di continuare a scambiare tempo e contenuti, di condividere idee e progettare cambiamenti. Che ci facesse compagnia. E che mantenesse viva la fiducia.
Questo è stato il compito di “Un caffè verde con…”, il format di Dirette che la Fondazione ha inaugurato il 26 Maggio 2020 sulla propria pagina Facebook e che ogni martedì fino al 7 Luglio ha aperto le porte del suo cortile virtuale e ha mostrato quante cose si possono fare con la bellezza.
Abbiamo immaginato di offrire idealmente una tazza calda a vari ospiti che in qualche maniera attraverso un libro, un particolare talento, un progetto o un’intuizione, fossero riusciti a dimostrare che il mondo può essere un posto migliore.
Abbiamo scelto il caffè verde perché fa la differenza rispetto al consueto caffè nero, perché è naturale, autentico nel suo sapore originario. Il caffè verde perché particolarmente ricco di proprietà benefiche, e perché non lo servono nei bar, si fa a casa. E perché il verde è il colore della Fondazione Casillo e delle cose che danno speranza.
Per tutte queste ragioni, i 6 incontri che vi abbiamo proposto sono stati “Incontri che fanno bene”.

Il denominatore comune che ci ha guidati nella scelta degli interlocutori è stato il desiderio di raccontare storie. Di persone comuni che scelgono di affidare il racconto della loro vita ad un diario, di bambini stranieri che vivono nel nostro Paese e che si interrogano sulle loro origini, di registi teatrali che a loro volta raccontano altre storie, di antichi archivi di anime quasi perdute, di migranti che ci accompagnano in passeggiate alla scoperta dei nostri quartieri.

Il primo Caffè Verde lo abbiamo offerto a Natalia Cangi, direttrice dell’Archivio Diaristico Nazionale e curatrice del Piccolo Museo del Diario di Pieve Santo Stefano (AR), un luogo magico che raccoglie circa 8000 scritti di persone comuni che da ormai 36 anni hanno raccontato l’Italia da un punto di vista assolutamente inedito. Insieme a Natalia abbiamo raccontato di altre quarantene, di altri isolamenti, di altri momenti bui che hanno poi lasciato posto alla pace. Abbiamo esplorato i Diari dall’isolamento, molti dei quali pubblicati da Editori di fama nazionale: abbiamo fatto un viaggio dentro la memoria e abbiamo imparato come resistere al tempo e alla dimenticanza. 

La seconda tazza l’abbiamo condivisa con i più noti e apprezzati esponenti del Teatro Pugliese: Gianpiero Borgia del Teatro dei Borgia di Barletta (BT) e Carlo Bruni di sistemaGaribaldi di Bisceglie (BA). Questa volta le storie sono state quelle di chi vive nel teatro e per il teatro, di chi guarda e rappresenta il mondo con sensibilità e creatività e di chi sceglie di esistere solo nella relazione con l’altro. Abbiamo raccontato il valore della connessone tra il teatro e le nuove generazioni, perché “il rapporto con i giovani è una speranza che mette in moto un esercizio”, come ha detto Carlo Bruni. E abbiamo scandagliato i dolori, economici ed emotivi, che la pandemia e il distanziamento sociale hanno impresso nella relazione tra artisti e spettatori. Abbiamo immaginato un cambiamento.

Il terzo incontro ha visto protagonista uno straordinario autore di racconti e saggi rivolti soprattutto ai ragazzi: Daniele Aristarco. Abbiamo raccontato il suo ultimo libro “Io vengo da. Corale di voci straniere”, Ed. Einaudi Ragazzi, una raccolta di testimonianze di bambini stranieri che abitano il nostro Paese, un’occasione per avviare una vera e propria investigazione sulle nostre origini.
Un libro nato dagli incontri nelle scuole, nei centri di accoglienza, prestando attenzione alle voci fuori tema e ragionando su come sta cambiando il nostro Paese e su che cos’è questa migrazione.
Daniele Aristarco ha scelto di raccontarci chi sono i ragazzi oggi, e non chi vogliono diventare, ricostruendo la loro identità a ritroso, domandando loro “Da dove vieni?”. Le risposte ottenute sono state molteplici, ciascuna con la propria poetica: tutte convergono in una straordinaria capacità di sognare e nella consapevolezza che quel sogno si può realizzare.
È stato un dialogo ricco, entusiasmante, peraltro riproposto in una intervista su Vita.it.
Daniele ci ha consegnato la storia di Mircea, un bambino rumeno che ci ha insegnato che “mettersi in viaggio è l’unico modo che abbiamo per diventare umani” e la storia di Chang, un bambino cinese di 10 anni che ogni mattina in classe prima dell’appello alza la mano e chiede di poter cambiare nome.
Alla fine della chiacchierata, allietata da un piacevolissimo intermezzo musicale a cura di Giufà Galati e Virginia Rufo, ci siamo salutati chiedendoci quando ricominceremo a guardare al mondo come a un luogo che appartiene a tutti, a godere della bellezza infinita del viaggio e dell’incontro con gli altri, a riscattarci da questo ruolo mortificante che ci rende sempre stranieri rispetto a qualcun altro. 

Seguendo le orme di progetti migratori e di viaggi, in prossimità della Giornata Mondiale del Rifugiato, siamo approdati al quarto incontro ospitando Migrantour - Viaggi Solidali, un tour operator nato a Torino che dal 2004 si occupa di turismo responsabile, il turismo dal volto umano. Insieme a Maria Paola Palladino, responsabile comunicazione di Viaggi Solidali, e Hassan Khorzom, accompagnatore interculturale di Migrantour, abbiamo raccontato un progetto splendido che negli ultimi anni si è ramificato in più località italiane ed europee: le passeggiate migranti.
Abbiamo raccontato una nuova narrazione del mondo dentro le città, sotto la guida di migranti che esplorano itinerari urbani mostrando un volto nuovo di quartieri multietnici.
Hassan è di origini siriane, vive in Italia con sua moglie e i suoi figli da circa 7 anni; già in Siria si è occupato di turismo per molto tempo, studiando anche storia e teologia. Ha accompagnato molti cittadini italiani in Moschea, sorseggiando tè con l'Imām
e provando ogni giorno nel tempo di una passeggiata a instillare un cambiamento culturale, partendo dall’esperienza diretta, dal contatto, dagli occhi.

Il quinto caffè verde lo abbiamo offerto ad una casa editrice indipendente nata a Bergamo, CTRL Magazine, che ha il merito di aver pensato ad un progetto letterario senza precedenti: I Dimezzati. Storie di uomini e donne a metà. Si tratta di un libro che raccoglie tredici reportage narrativi firmati da scrittori professionisti accompagnati da 40 fotografie di un Archivio Quasi Perduto, emerso dall’ospedale psichiatrico di Siena tra il 1818 e il 1999.
Insieme a Nicola Feninno, direttore editoriale della casa editrice, abbiamo raccontato tredici storie di confusione, di disorientamento, di mancanza, di attesa, che hanno trovato anch’esse uno spazio di condivisione su Vita.it. Tredici storie di persone comuni che vivono con il cuore di là e di qua, che si sentono incomplete, spaccate, che per qualche ragione tentato di far convivere con tenacia due metà in opposizione.
È stato un incontro denso, che ci ha insegnato che forse siamo tutti bravi a parlare, poco ad ascoltare. Tutti capaci di dare consigli, ma nello stesso tempo pieni di preclusioni. Che giudizi e pregiudizi sono una costante della nostra vita. E che forse più una società è complessa, più aumentano le possibilità di esclusione.

L’ultimo appuntamento ha chiuso il cerchio delle storie puntando su una realtà di grande fascino: la Human Library. Abbiamo scoperto che esistono libri viventi che fanno parte di un catalogo umano che si racconta e che dal 2000, muovendo i primi passi da Copenaghen, è diventato parte di un movimento globale che cerca, ancora una volta, di abbattere pregiudizi e stereotipi e prova a difendere i diritti umani.
La Biblioteca Vivente è una possibilità offerta a chi vive ai margini e normalmente non ha la possibilità di esprimere il proprio punto di vista: è una corale di voci inascoltate che mirano a creare nuove connessioni, perché si rafforzi la fiducia all’interno di una comunità e si prevengano i conflitti.

Il punto di arrivo di ogni incontro, di ogni nostro dialogo, ha mirato ad un’osservazione più attenta, ad un ascolto più aperto.
È stato un viaggio dentro l’animo umano che ci auguriamo abbia contribuito a migliorare la nostra consapevolezza, a sospendere il giudizio e costruire nuove modalità di rete.
Il cancello del nostro cortile virtuale rimarrà socchiuso perché l’estate possa prendersi di diritto i suoi colori. In autunno quasi certamente riprenderemo la nostra tazza e ci ritroveremo.
Avremo certamente ancora bisogno di Incontri che fanno bene.


Se avete perso uno o tutti i nostri Caffè Verdi, di seguito i link alla Dirette:

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