Reportage

Micro.Bi: Micro Economia Civile per Bisceglie

di Marilù Ardillo
Micro.Bi: Micro Economia Civile per Bisceglie

I dati più recenti dell’ISTAT sostengono che nel 2016 le persone in condizione di povertà nel Mezzogiorno d’Italia fossero circa 6 milioni, pari al 33,3% della popolazione.
Il Centro per l’impiego della città di Bisceglie (BA) asserisce che su una popolazione di 55.422 abitanti, 9.723 persone sono senza lavoro e 13.250 sono lavoratori precari.
È evidente non si riesca a far fronte a tali fenomeni con i soli strumenti dell’assistenza sociale pubblica o della beneficienza privata.
Occorre che la società civile locale si mobiliti per cercare soluzioni che assicurino risposte non solo provvisorie al disagio economico e sociale, ma anche prospettive di lavoro destinate a durare nel tempo.

Per far fronte a questo bisogno il 13 aprile 2016, per iniziativa di alcune organizzazioni e sensibili imprenditori e professionisti, si è costituita a Bisceglie l’associazione Micro.Bi Micro Economia Civile per Bisceglie.
Promuovere l’economia civile, la finanza etica e solidale e la microimpresa sono alcuni tra i principali obiettivi che Mirco.Bi si pone, dove per economia civile si intende una prospettiva culturale di interpretazione dell'intera economia, alla base di una teoria economica di mercato fondata sui principi di reciprocità e fraternità, alternativa a quella capitalistica.
L’associazione intende raccogliere un fondo di denaro destinato a prestare garanzie finalizzate all’avvio o allo sviluppo di microimprese, nonché a progetti di inclusione sociale e finanziaria di persone in condizioni di particolare vulnerabilità economica e sociale, che il più delle volte risultano “non bancabili”, ossia prive della possibilità di ottenere un prestito dalle banche.

Micro.Bi si è ispirato al modello offerto dal progetto “Barnaba” realizzato dalla Caritas diocesana di Andria (BT), grazie al quale nel corso di 12 anni sono nate 42 microimprese e sono stati creati 60 posti di lavoro, erogando un volume complessivo di finanziamenti di oltre 310.000 euro.
42 storie di impossibilità diventate possibili. Come quella di B., 36 anni, che dopo anni di lavoro sommerso presso una ditta di confezionamento di biancheria intima ad Andria, ha avuto il desiderio di mettersi in proprio valorizzando la sua esperienza e ricominciando ad avere dei sogni. Oggi B. ha un piccolo negozio di confezionamento di camicie, T-shirt e biancheria intima di sua proprietà.
Suo marito è detenuto presso la casa circondariale di Trani. La sua ditta individuale le ha offerto un’opportunità di ricongiungimento familiare perché ha reso possibile avviare l’istanza per l’ottenimento degli arresti domiciliari, concretizzando così una crescita umana oltre che economica.

La Fondazione Casillo ha scelto di essere tra i soci sostenitori del progetto prendendo parte alla costituzione del fondo, in virtù dell’esempio di Vincenzo Casillo che ha sempre considerato il lavoro e l’impresa come strumenti di espressione della persona e di inclusione sociale.

L’obiettivo ultimo è quello di dare un contributo per combattere, nel territorio di Bisceglie, la disoccupazione e la povertà attraverso un innovativo strumento di democrazia economica. Nella piena convinzione che la dignità delle persone è garantita soprattutto dal lavoro.

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