Reportage

LEGAMI: uno spettacolo teatrale di impegno civile, di storie universali

di Marilù Ardillo
LEGAMI: uno spettacolo teatrale di impegno civile, di storie universali

Nel 1996 qualcuno ha inventato il Teatro delle Molliche. Un nome curioso, che evoca cose di casa, semplici eppure di profondo nutrimento.
La mollica è la parte più tenera del pane, ma anche quella più malleabile con cui i bambini giocano a inventare forme. La mollica è lo strumento che nelle fiabe viene utilizzato per tracciare la strada del ritorno. E soprattutto, la mollica è una cosa buona.
È stato Francesco Martinelli, autore, regista, insegnante e attore teatrale, a dare questa forma nuova al Teatro, realizzando e producendo spettacoli, avviando il Centro di Educazione e Orientamento Teatrale, creando laboratori e attività didattiche, organizzando rassegne e stagioni teatrali. 
Ha collaborato con L'università degli studi di Bari per il progetto Teatro Didattico, è partner del Centro Nazionale di Drammaturgia Italiana Contemporanea di Roma per il progetto Teatro in Provincia ed è membro fondatore del Circuito Nazionale di Teatri Off "Aderenze Teatrali". 

Da poco più di un anno il maestro Martinelli ha deciso di cimentarsi in una nuova sfida: il Teatro di Integrazione.
A voler usare poche parole semplici, l'essenza del Teatro di Integrazione è la conoscenza: di se stessi, dell'altro, dei temi cruciali che riguardano l'esistenza di tutti. È un progetto di incontro e di ricerca, di sensibilità e abilità di ciascun artista che prima di ogni altra cosa è considerato come persona, con la sua storia e la sua visione. 
Il teatro si occupa dell'esperienza umana nella sua totalità di espressioni, è una forma di relazione, uno strumento di cambiamento e trasformazione. È una forma di comunicazione tra le più vaste che consente la sperimentazione di tutte le forme di diversità.
Il teatro del maestro Martinelli ha un valore aggiunto: è aperto anche a extracomunitari di ogni età e provenienza, persone che almeno per un giorno a settimana hanno la certezza di essere ascoltate e di potersi esprimere in modo libero e aperto. 
Il Teatro di Integrazione favorisce una rete sociale affettiva concreta, dà la possibilità di coltivare un senso di appartenenza e di intrecciare relazioni basate sulla fiducia e sul dialogo, elementi che incidono sulla condizione emotiva e che contribuiscono a rendere gli extracomunitari interlocutori attivi in una società di accoglienza.
"Abbiamo imparato uno dall'altro come vivere insieme" afferma Daniela, che a soli 20 anni riconosce la bellezza di far parte di questo progetto e di questo gruppo di anime sì sgangherate, ma straordinariamente autentiche e intense.
Durante le lezioni di Teatro di Integrazione esiste uno spazio irrinunciabile dedicato al confronto e al racconto di temi sociali e personali, per imparare a considerare la diversità come una risorsa, un arricchimento. E per accompagnare, l'altro e se stessi, in un percorso di crescita, per imparare a trasformare gli stati d'animo negativi in una sfida gioiosa e consapevole. 

Da 5 mesi il maestro Martinelli sta lavorando ad un laboratorio teatrale di impegno civile insieme a 20 persone, alcune provenienti anche da Russia, Cuba, Africa, per uno spettacolo che debutterà il 18 Maggio 2019 al Teatro Comunale di Corato (BA): "Legami".
Il punto di partenza della loro ricerca scenica è "Uno, nessuno, centomila" di Pirandello, che nei primi anni del '900 ha teorizzato una condizione esistenziale in un'opera di scomposizione della vita. 
Numerose persone vestono abiti da riciclo, si trovano in un campo abbandonato. Sono identificabili per la bombetta che portano sulla testa, comune a tutti, avanzo di epoche passate.
Ognuno  sembra un uno preciso e identico all’altro; sono persone che non hanno patria, lavoro, domicilio, nome. Sono dei nessuno qualsiasi.
La loro relazione è così stretta che appare un legame indissolubile, ma il loro stato di dipendenza reciproca può diventare problematico e limitativo. Così la stessa parola se piana, con l’accento sulla penultima sillaba, può evocare un vincolo di fedeltà; se sdrucciola, con l'accento sulla terz’ultima sillaba, una richiesta di sentirsi legati a qualcosa o a qualcuno per timore di perdersi.
Non esiste una trama in questo spettacolo, ma un rito collettivo del pensiero, percepito come indispensabile e necessario, un’azione bloccata dalla voglia costante di relazione dialogica. L’obiettivo di queste persone in un campo di notte e di giorno è stare insieme, al di là di tutto.

La Fondazione Vincenzo Casillo ha scelto di sostenere questo progetto perché crede fortemente in ogni azione di coraggio atta a promuovere un'inclusione e una coscienza sociale, che garantisca a ciascuno gli stessi diritti e annulli ogni forma di discriminazione nel pieno rispetto delle diversità.

L'invito è a raggiungerci il 18 Maggio alle ore 21:00 per guardare gli occhi di Giulia, Donason, Sara, Emmanuel, Kesi, Moussa, Kpekpejean, Raffaella, Tristano e ascoltare i loro racconti universali. L'ingresso è libero. Con la certezza di fare ritorno ciascuno alla propria casa con uno sguardo nuovo, universale anch'esso. 


[Foto del Backstage di ©Marilù Ardillo]

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