Reportage

Il Teatro dei Borgia migra nelle Terre Promesse

di Marilù Ardillo
Il Teatro dei Borgia migra nelle Terre Promesse

Il viaggio verso La Terra Promessa è soprattutto un viaggio attraverso la presa di coscienza del dolore, che talvolta si può alleviare prendendosi cura di quello dell’altro. Attraverso l’elaborazione della nostalgia, dell’estraniamento e dell’amore, in ogni sua dimensione.
Ogni volta che il senso dell’umano sembra sul punto di perdersi, dovremmo sentire tutti il dovere di fare qualcosa.
Gianpiero Borgia ed Elena Cotugno hanno fatto un Festival Teatrale itinerante, intimo, che ha portato lo spettatore dentro il teatro, dentro la vita, dentro le storie delle persone fragili che vivono esistenze fragili. E che ha tentato di dare le sue risposte all’indifferenza, alla retorica, all’emergenza umana di questi tempi e alla modalità solita di concepire e sorbire il teatro.
Terre Promesse” lo hanno chiamato, perché le cose che si promettono sono cose buone, sono cose che lasciano spazio alla speranza, a una luce.

Dal 26 al 30 Giugno 2019, tra le città di Barletta e Trani (BT), insieme alla comunità Oasi 2 San Francesco ONLUS e con il sostegno della Fondazione Vincenzo Casillo, il Teatro dei Borgia ha proposto per la prima volta un’esperienza teatrale composita, di innovazione, un viaggio capace di creare sperimentazioni e conoscenze uniche e fondamentali per la crescita umana e artistica di organizzatori, spettatori e attori.
Dopo il passo lento e doloroso di “Medea per strada”, ecco un nuovo modo di incedere ma anche di fermarsi, per osservare, per ascoltare, per affacciarsi a quegli spazi emotivi sotterranei e inesplorati dei centri diurni dedicati agli anziani con difficoltà cognitive, alle persone con dipendenze patologiche, ai minori stranieri non accompagnati. A chi vive una quotidianità faticosa.

Tra gli spettacoli del Festival, “RITA” ha raccontato la violenza domestica e il coraggio di rompere la catena di silenzi e rassegnazione. Ma soprattutto è stata la prova evidente del potere salvifico della testimonianza. Uno spettacolo che ha fatto della sua interprete Raffaella Giancipoli una delle promesse più interessanti del nuovo panorama contemporaneo pugliese.
A Villa Nappi invece Emanuele Arrigazzi ha portato “TEMPI MATURI”, un monologo recitato interamente su una bicicletta in movimento, in costante equilibrio, per portare in scena un incentivo a non abbattersi, a proseguire anche quando la salita si fa più ripida e i tempi si fanno maturi per vincersi.
Anche un artista come Gianni Ciardo ha tenuto a dare il suo contributo con due spettacoli che lo hanno visto ridisegnare De Cervantes e Pirandello.
Stefania D’Onofrio, performer sensibile e talentuosa, ha accompagnato ogni Passaggio con delle micro coreografie che si sono tradotte in emozioni tangibili, in atmosfere delicate che hanno toccato corde profonde.

Un silenzio fitto di immagini e di odori è stato il denominatore comune di tutti i luoghi prescelti. Come una sorta di ritualità condivisa, seppure con tempi distanti, tra chi quelle stanze e quei giardini li abita quotidianamente e chi durante gli spettacoli ne ha sentito la responsabilità e l’emozione.
Un piccolo orto coltivato nella Comunità Controvento, i balconi disadorni, tutti uguali, una bambina che per l’occasione è venuta a trovare suo padre, gli spettatori che hanno assistito contemporaneamente a due realtà, quella rappresentata e quella vissuta.
Gli ospiti della Comunità si sono sentiti liberi di essere e di interagire pure durante le performance, perché con ogni probabilità non sono mai stati seduti in un teatro, e a contatto con il racconto della realtà sono stati reali.

Quella che certamente sarà solo la prima di una serie di Edizioni del Festival ha chiuso i battenti riscuotendo grande successo. Il pubblico è grato di aver avuto spazi, tempi e luoghi per riflettere su temi cruciali, condivisi con pudore e profonda considerazione.
Perché il teatro con questa nuova impronta sociale possa interrompere il corso delle nostre vite e svegliarci dal torpore, stabilendo processi creativi, finalità e modalità assai più ampi e incisivi, capaci di portare un cambiamento.
Perché su una Terra Promessa ciò che ha più valore è l’azione, la partecipazione, l’esperienza, il movimento, l’aria, la comunità.


[Foto di ©Roberto D'Introno ©Antonello Parziale ©Mirko Petrone]

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