Reportage

Poliferie: una nuova forma di abitare

di Marilù Ardillo
Poliferie: una nuova forma di abitare

Dimenticandosi di ogni modello precostituito di periferia, bisognerebbe attraversare le città per riconoscere le variabili di significato con le quali definirne il paesaggio, camminarle consapevolmente per dare un nome proprio a quel che oggi è caos e interpretarlo, compiendo un successivo e nobile passaggio di emancipazione nel dare luogo a ciascuna delle sue forme di abitare”.
Maurizio Cilli, artista e architetto, ha scritto un lungo interessante approfondimento sulla periferia. Molti i quesiti che lancia, molte le parole che hanno necessità di essere ridefinite e liberate da una retorica soprattutto sociale.

Una riposta brillante e del tutto innovativa arriva da un gruppo di laureandi e giovani professionisti provenienti da diverse facoltà italiane, che hanno inventato non solo una parola ma anche una strada, e l’hanno chiamata POLIFERIE.
Il termine è stato coniato dall’urbanista palermitano Maurizio Carta che ha concesso loro di condividerlo e reinventarlo.
Talvolta per comprendere il mondo, oltre che coniare parole nuove, si dovrebbe eliminarne di vecchie. Questo il destino che Cilli auspica per la parola periferia.

Una ventina di ragazzi si sono conosciuti grazie alla Scuola di Politiche di Enrico Letta; hanno ragionato sulle origini del malessere italiano e le hanno individuate soprattutto nelle diseguaglianze di opportunità del mercato del lavoro e nell’inadeguatezza del sistema scolastico e universitario.
Poliferie è anzitutto un tentativo per fare qualcosa di concreto che contribuisca a risolvere i problemi del Paese.
Appena due anni fa hanno unito energie e idee per costruire un progetto coraggioso a forte impatto sociale, con l’obiettivo di seminare l’interesse per il sapere nei più giovani, fornendo stimoli utili a renderli consapevoli e promotori di un’innovazione sociale nel proprio territorio.
Giulia Olivieri, tra i fondatori dell’Associazione no-profit diffusa ad oggi su Milano, Torino, e Roma, fonda uno dei suoi principi cardine sulla speranza di fare della città un organismo policentrico, generando una rete solida e diffusa di più centri attivi capaci di assorbire i luoghi marginalizzati che spesso scoraggiano chi li abita a non progredire negli studi.
«L’idea alla base è quella di sconfiggere le disuguaglianze diffuse nei centri cittadini facendo approdare nelle scuole i temi del mondo del 4.0, argomenti cruciali che possono aiutare gli studenti a costruire il proprio futuro» spiega Giulia.

«Se ci si concentra solo sulle diseguaglianze economiche e sociali l’intervento può funzionare solo nel breve periodo. Se non si interviene sul riconoscimento, sulle aspirazioni e sulla capacità dei territori di sognare in grande, non si realizza un vero cambiamento», aggiunge Tommaso Alberini, un altro collaboratore del progetto che ha studiato Politiche Pubbliche Europee alla London School of Economics di Londra e oggi lavora in una società di consulenza a Bruxelles.

Un piccolo esercito appassionato si muove dunque per l’Italia per impegnarsi a garantire le stesse sue fortunate opportunità alla nuova generazione, per ampliare lo sguardo, ambire alla crescita individuale e collettiva e per comprendere il valore della comunità e del futuro, che si costruisce con competenza, coraggio e passione.

Sono 21 milioni gli abitanti dei contesti urbani e di questi 15 milioni nelle periferie, considerate il nucleo duro delle diseguaglianze economiche e sociali.
Anche per questo, Poliferie sceglie di operare esclusivamente negli istituti tecnici e professionali, dove gli studenti provengono tendenzialmente da famiglie a basso reddito e sono di solito meno inclini e considerare possibilità di formazione dopo il diploma.
Il progetto organizza per loro, con il supporto di personalità di spicco di realtà imprenditoriali internazionali, laboratori interattivi sulle competenze trasversali cruciali per muovere i primi passi nel mercato del lavoro: l’approccio pragmatico al nuovo che avanza, la comunicazione efficace per lavorare in gruppo e la capacità progettuale di trasformare astrazioni creative in realtà concrete.
Il team ha stabilito di organizzare le competenze in tre pilastri tematici, cui ruotano attorno gli incontri con le scuole: Tecnologie, Relazioni e Idee. A questi si affianca una “sfida aziendale” sviluppata in collaborazione con imprese locali.

Il progetto pilota é partito a Frascati (RM) a ottobre 2017, con mezza dozzina di volontari, 25 studenti e 3 relatori esterni. L’anno che si conclude li ha visti organizzare 15 laboratori in 3 scuole di Roma, Torino e Milano, con quasi 100 studenti e 20 volontari.
The Good Lobby di Alberto Alemanno a dicembre 2018 ha insignito il progetto del premio “Collaborazione dell’anno, e l’associazione RENA di Alessandro Fusacchia, li ha invitati alla sua summer school a Matera per ospitare un laboratorio su istruzione e mobilità sociale. 

A settembre 2019 si muoveranno alla volta di otto scuole in tutto il Paese, aggiungendo anche istituti periferici di Bari, Palermo, Napoli, Genova e Vibo Valentia.
Il numero di volontari dell’associazione é arrivato a superare le cinquanta unità e da qualche mese hanno istituito una squadra di Ricerca & Sviluppo che sta elaborando una piattaforma online che riunisca in un unico spazio virtuale tutte le informazioni necessarie per effettuare una decisione informata e consapevole circa gli studi universitari o di formazione post-diploma. Perché la dispersione delle informazioni riguardo le offerte formative, rette annuali, costi di vita e possibilità di finanziamento possono costituire un ostacolo che, se superato, può permettere ai giovani di orientarsi al meglio verso il futuro, senza nessuna inibizione dovuta al contesto familiare o socio-economico di provenienza.

Senza sogni, senza desideri, la vita si fa assai più opaca. Non a caso, Poliferie ha scelto un aquilone che la rappresenti, emblema dell’immaginazione. Perché si deve puntare in alto pure appesi ad un filo.

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